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parliamo male dell’America.
La fonte di luce é il caro bro’ Morula, se una battito d’ali di farfalla a NY puo’ scatenare un tifone a Tokyo, una semplice domanda: “lol ma lotti fa il caffè tedesco?”
E io ci sono cascato tutto intero, perchè io lo so, Morula fa le domande trabocchetto, SEMPRE, ho risposto: “americano”
Morula: “beh tedesco quindi, gli americani non hanno inventato un cazzo.
l’hot dog è un wurstel, l’hamburger si chiama così perché viene da Amburgo ed è bizzarro che molta gente non lo sappia e pensi che venga da “ham”.
la jeep è un acronimo.
niente è americano tranne il capitalismo arrogante e giovanile e tranne l’invenzione della bomba atomica e del computer.
cmq jeep è la traduzione onomatopeica dell’acronimo GP che vuol dire General Purpose, la jeep era un military general purpose vehicle
gp = jee p
e ora è un suv per fighetti
cmq resta sempre un acronimo del cazzo.
l’hot dog invece siccome era di wurstel rosa e certe parti di coloni europei in usa non capiva cosa fosse, nel 1700 accusarono i “salsicciari” di usare carne di cane per fare quei wurstel, da qui hot dog, pensa che cultura di merda quella americana, non pensano a un cazzo, non hanno radici, solo violenza, per questo non pensano a un cazzo e sono più liberi di fare cazzate senza rimorsi, e per questo inventano cose come il computer, ma anche la bomba atomica e il fast food, una vera cultura estrema.
l’hot dog era chiamato frankfurter, cmq gli abitanti di amburgo sono chiamati hamburger, quindi il cibo prevalente americano viene:
1) da amburgo
2) da francoforte
tu dimmi che cultura c’è in USA di autoctona, un cazzo.”
che il giappone sia un luna park, ormai é un dato di fatto, dalla segnaletica antinfortunistica alle pubblicità, ai cartelloni, a tutto, l’impressione, camminandoci dentro, è quella di essere effettivamente in un luna-park, se poi ci aggiungi anche l’effetto tagada’ naturale…
Io più penso al giappone e più mi convinco che sia una gran figata di paese, anche nelle situazioni come questa:
Questo e’ quello che disse Stanley Kubrick a sua figlia sul finire delle riprese di Shining, mi pare, mentre Spielberg cominciava la trilo/quadrilogia degli Indiana Jones.
Non c’e’ che dire, io mi trovo soprattutto d’accordo con Stanley, Spielberg non mi ha mai incantato, a mio avviso e’ un manierista, abile nell’uso della cinepresa, ma questo non fa di lui un genio.
Secondo me (e sono totalmente discutibile) i suoi film sono troppo patinati, perfettini, con tutte le lucine a posto.
Della sua produzione salvo solo la prima scena de “salvate il soldato Ryan” con lo sbarco in normandia, il resto e’ tutto un manuale sulla confezione del film tecnicamente perfetto, dalla struttura della trama alla struttura della pettinatura del protagonista, con l’aggravante del “TROPPO LUNGO”.
Ora Spielberg, non essendo pago della sua carriera da regista osannato da tutto il mondo, ha deciso di mettere il suo genio al servizio dei videogiocatori, ed eccolo che se ne esce con la genialata delle genialate: UN PUZZLE GAME A BLOCCHI.
Furbetto dei furbetti, dato che tutta la sua vita e produzione e’ volta al “FARE SOLDI” piu’ che all’aver qualcosa da dire, avra’ sicuramente pensato “cosa vende sicuramente?…tetris e’ un sempreverde…okkei, facciamo un puzzle game”.
Da Repubblica.it: “Sono un videogiocatore, e lo sviluppo di videogiochi mi ha sempre intrigato. Adesso, finalmente, ho potuto realizzare, con la collaborazione dell’Electronic Arts, due giochi incredibili. Unici”. Il titolo, previsto come esclusiva per Nintendo Wii, si chiamerà semplicemente Blocks…
A parte che sentire Spielberg dire “sono un videogiocatore” mi risulta come l’aver sentito l’altro giorno un frate cappuccino dire di essere metallato e aver costretto il pubblico di un concerto a urlare “VIVA METAL”, Spielberg ha chiamato il suo primo gioco BLOCKS, cazzo, un genio assoluto anche nella scelta del nome, un nome indimenticabile, geniale quasi come chiamare il gatto MICIO o MICIA.
Pensiamo alla casalinga che andra’ nel negozio di videogiochi “vorrei quel gioco con tutti i blocchi(*)…come si chiama…non mi viene…si dai, quello con i blocchi(*) che ha fatto Spielberg…”
(* blocchi = blocks in inglese)
Steven incalza: “Sarà un ottimo gioco per la famiglia per giocare tutti insieme a Natale. Semplice, in modo da essere accessibile anche ai nonni”.
Fortunatamente chi capisce di giochi ha gia’ sentenziato: “E’ un gioco limitato”.
Si, speriamo che lo limitino al mercato USA, sarebbe l’unico pregio.
Spielberg e’ veramente un coglione. FONTE
Erano gli anni 80, anni di merda, anni che ricordo con angoscia e nausea, anni fluorescenti che da un po’ di tempo a questa parte cercano di rivalutarci.
Cazzate, i golfini in cotone appoggiati alle spalle d’estare con le maniche rimboccate sullo stomaco > MERDA
I calzini gialli fluorescenti > MERDA
Gli yuppies > MERDA
Il 90% dei gruppi pop di quegli anni e tutta la loro discografia > MERDA (fortuna che io ascoltavo acid house)
Insomma, non mi pare ci sia niente di salvabile in quella decade di inutilita’ e frustrazione.
Frustrazione soprattutto per essere riuscito solo ed esclusivamente a risolvere al massimo 1 faccia del cubo di Rubik, due, quando avevo culo e se ne risolveva magicamente una a mia totale insaputa.
Poi ci penso, vedo queste cose e mi rassicuro, fortuna che non sono mai riuscito a finirlo, avrei potuto diventare cosi’:
Ho sempre pensato che, nonostante coreana, la SAMSUNG stesse sfornando ottimi prodotti.
Con i televisori LCD se la cava egregiamente, stessa cosa per hard disk e macchine digitali compatte e il rapporto qualità/prezzo è piuttosto elevato, ma stamattina…
Io con la stitichezza c’ho sempre avuto a che fare, ricordo ancora una volta che, mentre cercavo in tutti i modi di farla nel vasino, non sapevo se sarei sopravvissuto.
Alla fine, accompagnato da un urlo disumano, ho espletato quella che ora ricordo benissimo essere una palla da baseball.
Beh, crescendo poi capisci tante cose, quando ho visto questo video ho capito che era meglio nascere ed essere bambini in giappone, li’ la merda non cerca d’ammazzarti, ti saluta felice…
Oggi vorrei porre la vostra attenzione, vostra di voi inesistenti lettori, su di un video che ho casualmente trovato su YOUTUBE qualche tempo fa.
Penso che sia uno dei video piu’ belli che io abbia mai visto, una mescolanza di suoni e immagini puramente “casuali”, non pianificati cioe’ da una mente umana, “creativa”, mente che avrebbe reso sicuramente tutto in maniera piu’ “pacchiana”, non cosi’ minimale, efficace.
Infatti dubito fortemente che uno sceneggiatore avrebbe tenuto il primo minuto e trenta dedicato solo ed esclusivamente al suono, con una piccola variazione di luce sulla parte inferiore, creando cosi’ una sorta di introduzione a quello che sara’ poi lo svolgimento del video con la rivelazione esplosiva e improvvisa di quello che e’ il soggetto.
Ecco, quello che rende “speciale” questo video e’ proprio la sua struttura che, forse casualmente o forse no, rispetta a pieno tutti i canoni della narrazione, con un crescendo ed un finale spettacolari.
Dall’inizio alla fine ci si chiede cosa stia succedendo, si cerca di carpire ogni piccolo dettaglio dalle immagini abbandonate al loro delirio narrativo, ma i dettagli non mancano di rivelarsi, forse e’ proprio qui la specialita’.
Una delle visioni piu’ coinvolgenti e appasionanti degli ultimi tempi, meglio sicuramente, senza peccare di qualunquismo, della maggior parte delle produzioni hollymerdiane.
Mi raccomando, l’audio e’ fondamentale:
Per chi non l’avesse capito, si tratta di una “soggettiva” da uno dei 2 propulsori laterali dello shuttle che, ad un certo punto, mi dicono a 9Km da terra, terminano la loro funzione propellente e abbandonano lo shuttle nel proseguimento del suo viaggio.
Questi video servono alla nasa per monitorare eventuali anomalie nelle fasi di decollo.
Solitamente sono senza audio, questo invece e’ completo.
Bramo una versione in HD di questo video con audio DOLBY SURROUND, ma forse no, forse e’ meglio cosi’, e’ piu’ reale, piu’ coinvolgente, fanculo la patinatura, viva l’uso mano.
Un saluto dal vostro Enrico GhezzisagO
I giappo sono sempre avanti, analizzano e catalogano tutto, al limite del feticismo in tutto, ottimizzano, basti pensare ai loro bancomat (chi non c’e’ stato o non ha letto il mio report dal giappone non puo’ capirla).
Questa volta e’ il turno delle “onara” ovvero scoregge o scorregge o volgarmente scorre.
Ed eccoli che, con siringate di borotalco giallo e aria nel culo della cavia l’aiuto del particellare in computer grafica, ci espongono quale metodo sia piu’ indicato per la dispersione della fastidiosa nuvola di peto: